Maritime Cyber Risk: cosa cambia con la Circolare 177/2025

Il settore marittimo italiano sta tracciando una nuova rotta: oggi i sistemi digitali sono diventati imprescindibili quanto lo scafo di una nave. La trasformazione tecnologica ha aumentato l’efficienza e il controllo, ma ha anche aperto un fronte di vulnerabilità che riguarda porti, terminal, operatori e supply chain.

Negli ultimi anni l’Italia si è posizionata tra i paesi più esposti agli attacchi cyber nel perimetro marittimo-portuale: tra 2023 e 2026 è stata registrata una quota rilevante di incidenti gravi nel nostro Paese, spesso con finalità criminali o legate a dinamiche geopolitiche.

Casi reali: quando il digitale si ferma, si ferma anche l’operatività

Esempi concreti non mancano in questi anni. Ne riportiamo i più recenti.

  • Giugno 2023 – Porto di Livorno:attacco DDoS ad alta intensità con impatti sulla disponibilità dei servizi digitali e ripercussioni anche su altri porti.
  • 2023 – Sardinia Ferries:data breach con sottrazione e pubblicazione di dati di dipendenti e passeggeri, con conseguenze reputazionali e legali.
  • 2025 – Trieste, Taranto, Genova:campagne coordinate di attacchi DDoS che hanno rallentato servizi essenziali e confermato il valore strategico di queste infrastrutture come obiettivi.
  • Dicembre 2025 / Gennaio 2026 – Autorità di Sistema Portuale Adriatico Centrale (Ancona):attacco ransomware con esfiltrazione e diffusione di file e dati, inclusi contenuti legati a progetti strategici, favorito anche da pratiche non robuste nella gestione delle credenziali.

Nel frattempo, la crescente integrazione tra sistemi fisici e digitali, la convergenza tra OT e IT, l’adozione estesa di piattaforme operative e la digitalizzazione della logistica hanno moltiplicato i possibili punti di accesso: ransomware, furto di identità, compromissione di accessi remoti, interferenze sui segnali di navigazione, fino ad azioni di sabotaggio digitale su servizi portuali e controllo del traffico.

Anche realtà più piccole ne subiscono le conseguenze: nel 2026, ad esempio, blocchi dei pagamenti elettronici hanno fermato attività locali, dimostrando che la dipendenza dal digitale non riguarda solo grandi hub.

La risposta: Circolare 177/2025 sul Maritime Cyber Risk

Questa evoluzione rende urgente affrontare il rischio cyber in modo strutturato, come elemento di continuità operativa e di resilienza logistica del Paese. In questo contesto si colloca la Circolare 177/2025 del Comando Generale delle Capitanerie di Porto. Non è una semplice indicazione amministrativa: è un ponte operativo tra gli indirizzi internazionali dell’IMO e il quadro nazionale ed europeo che si rafforza con la NIS2. In sostanza, contribuisce a spostare il settore da un approccio “raccomandato” a un modello più ordinato, misurabile e integrato.

Cosa cambia, in pratica

1) Sicurezza integrata nei processi. La gestione del rischio cyber viene ricondotta dentro i processi operativi e di safety: non è più un tema “solo IT”, ma una componente della gestione della nave e delle infrastrutture portuali.

2) Standard più coerenti e allineati. L’allineamento tra linee guida internazionali e requisiti europei aiuta a lavorare con un livello di riferimento più chiaro e uniforme, riducendo ambiguità e frammentazione.

3) Resilienza come requisito strategico. Un incidente cyber non è solo un tema di dati: può bloccare operazioni, interrompere supply chain, impattare servizi essenziali. La circolare invita a considerare la resilienza cyber come parte della protezione delle infrastrutture critiche.

Il punto chiave

L’implementazione della Circolare 177/2025 richiede un lavoro concreto: valutare la postura attuale, irrobustire la governance e i controlli, investire in tecnologie e formazione e, soprattutto, costruire una cultura operativa della sicurezza lungo tutta l’organizzazione e la filiera. Il settore marittimo è sempre più connesso. Ora anche le difese devono evolvere alla stessa velocità.

A che punto siete sul percorso di cyber resilience per porti e operatori marittimi?