Proteggere la rete aziendale oltre il perimetro tradizionale

Come le piattaforme di protezione delle identità rafforzano la sicurezza degli accessi e contrastano le minacce informatiche.

La sicurezza aziendale, fino a non molto tempo fa, si basava su chiari perimetri da proteggere, tramite VPN o firewall. Oggi l’adozione del cloud, il lavoro ibrido e la diffusione delle applicazioni SaaS rendono gli ambienti IT più distribuiti e complessi. Allo stesso tempo, molte organizzazioni devono continuare a utilizzare sistemi legacy e infrastrutture critiche che non possono essere spente. In questo scenario, verificare l’identità degli utenti e monitorare i loro privilegi è essenziale per prevenire accessi non autorizzati.

L’autentificazione a più fattori (MFA), funziona bene per le e-mail o per i software moderni, ma integrarla in sistemi legacy, strumenti amministrativi a riga di comando, come PsExec e PowerShell, o ambienti OT, può presentare difficoltà tecniche e operative. È qui che piattaforme di protezione delle identità, si stanno inserendo e nel farlo stanno cambiando le regole del gioco, proponendo infatti soluzioni che estendano i controlli di autenticazione anche agli ambienti che non supportano nativamente i moderni MFA.

Un approccio diverso: protezione dell’identità senza agenti.

Uno degli aspetti più rilevanti di alcune piattaforme di Identity Security, è la possibilità di integrarsi con l’infrastruttura di autentificazione esistente, senza richiedere l’installazione di agenti software su ogni singolo endpoint o server – un’operazione complessa e rischiosa per la continuità aziendale. La piattaforma, inoltre, opera in background e analizza ogni richiesta di accesso in tempo reale.

I tre principali ambiti di protezione delle identità

Adottare una soluzione di protezione unificata dell’identità come quella offerta da piattaforme come Silvefort, ci permette di affrontare tre vulnerabilità storiche di quasi tutte le organizzazioni:

  1. Estendere l’MFA e ridurre il debito tecnico
    I vecchi sistemi interni non sono stati progettati per inviare notifiche push sullo smartphone. La piattaforma di Silverfort si comporta come un “traduttore” e applicano l’MFA anche a questi ambienti. Se un utente prova ad accedere a una cartella di rete critica o usa uno strumento di amministrazione avanzato, riceverà comunque la richiesta di conferma sul cellulare.
  2. Gestire gli account di servizio (“gli utenti invisibili”)
    Le applicazioni e i server comunicano tra loro tramite account di servizio (identità non umane), spesso dotati di privilegi elevati e password statiche. Le piattaforme di Identity Security li mappano automaticamente, ne apprendono il comportamento standard e bloccano qualsiasi deviazione, neutralizzando una delle vulnerabilità più sfruttate per le compromissioni di rete.
  3. Rilevare le minacce e contrastare i movimenti laterali

    Le attività di autenticazione possono fornire indicazioni utili per individuare accessi insoliti e possibili tentativi di utilizzo improprio delle identità. Attraverso il monitoraggio e l’applicazione di policy, le piattaforme di Identity Security possono contribuire a rilevare e bloccare richieste sospette, limitando i movimenti laterali che caratterizzano numerosi attacchi informatici, incluso il ransomware. L’efficacia di questi controlli dipende dalle integrazioni disponibili, dalle regole configurate e dal contesto operativo dell’organizzazione.

        

La direzione futura: il vero “Zero Trust”

Il modello Zero Trust si basa sul principio che nessun utente o dispositivo debba essere considerato affidabile automaticamente, neppure quando si trova all’interno della rete aziendale. Ogni richiesta di accesso deve essere valutata in base all’identità, alle autorizzazioni e al contesto.
Per applicare concretamente questo approccio non basta introdurre un singolo strumento: servono visibilità sulle identità, gestione dei privilegi e controlli coerenti su tutte le risorse aziendali. Silverfort contribuisce a questo percorso, estendendo i controlli di autenticazione e rafforzando la capacità delle organizzazioni di governare gli accessi negli ambienti IT moderni e legacy.

Fonti

CISA, Zero Trust Maturity Model (Version 2.0), Cybersecurity and Infrastructure Security Agency.

Cloud Security Alliance (CSA), Non-Human Identities and Service Accounts Governance.

Gartner, Top Strategic Technology Trends: Identity Threat Detection and Response (ITDR).

NIST, Special Publication 800-63: Digital Identity Guidelines, National Institute of Standards and Technology.

 NIST, Special Publication 800-207: Zero Trust Architecture, 2020.

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